Rassegna “Vivere l’Arte” 2011, la parola all’acquaforte

Grande successo per il primo incontro della neonata Rassegna “Vivere l’Arte” a Piedimonte Matese promosso dall’Associazione culturale LiberaMente che si è svolto sabato 8 ottobre nella sede dell’Associazione Storica del Medio Volturno.

La prima lezione d’arte, tenuta dal maestro Gianni Vernì, si è soffermata sui segreti e sulle tecniche dell’acquaforte e dell’acquatinta con rimandi storici e spunti per la pratica di laboratorio.

Contestualmente sabato 8 e domenica 9 nella chiesa del SS. Salvatore di Piazza Ercole D’Agnese, aperta per l’occasione, si è svolta una mostra di Acqueforti e Acquetinte degli artisti Gianni Vernì ed Elisabetta Frasca.

A concludere l’evento della serata di sabato 8, le note libere di musica classica e jazz del pianista partenopeo Paolo Rubinacci. Che, con i suoi quattordici anni, spaziando da Mozart a Gershwin fino a brani di musica leggera, ha dimostrato davanti a una nutrita e calorosa platea, talento da vendere. 

Noi abbiamo incontrato i protagonisti dell’evento e gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Paolo Rubinacci

Elisabetta Frasca e Gianni Vernì
   

Elisabetta Frasca: “L’arte, tutta la mia vita” 

Elisabetta Frasca, classe 1975, artista romana e restauratrice di opere d’arte, lo scorso fine settimana ha esposto le sue incisioni nella chiesa del SS. Salvatore di Piedimonte Matese.

Elisabetta, che significa per te vivere nell’arte e vivere di arte?

L’arte è tutta la mia vita. Il lavoro – che mi impegna di solito quasi tutta la giornata – mi consente una grande libertà di espressione, mi schiude nuove conoscenze ed è continuo stimolo alla curiosità.

Le mie opere marcano fedelmente stati d’animo, fasi della mia vita, incontri, circostanze. Il carattere sperimentale, costante nel mio lavoro, è fondamentale perché mi aiuta a riflettere e a comprendere le differenze rispetto ad altre tecniche già note.

C’è ancora un universo possibile, uno spazio vitale per gli artisti di oggi, soprattutto i più giovani?

Purtroppo molto poco. C’è una profonda influenza della tecnologia sull’arte che certamente ha anche risvolti positivi; però molte tecniche tradizionali stanno scomparendo del tutto. Con l’avvento delle incisioni al laser, i cui prodotti sono venduti a poco prezzo sulle bancarelle per i turisti, anche l’incisione tradizionale è una tecnica a rischio e con essa la sua memoria artigianale.

Di fronte alla “tinte fosche” delle incertezze che ingrigiscono il nostro tempo, qual è lo spirito e l’umore dell’artista?

L’artista, dopotutto, è un ottimista specie se l’ottimismo gli appartiene per indole e per carattere. Dopo aver frequentato il liceo artistico avevo deciso di dedicarmi esclusivamente al lavoro di restauratrice ma poi la mia passione per l’incisione è stata più forte del peso – talvolta opprimente -del dovere ed è venuta fuori con tutta la sua energica irruenza. Per me “volere è potere”, bisogna crederlo sempre.

Il lavoro di un artista nasce da un continuo confronto con la realtà. Con che occhi un artista guarda il mondo contemporaneo?

Bisogna guardare il mondo sempre con speranza.

D’altra parte il lavoro di un artista nasce da una esigenza interiore ma è lo specchio degli umori del mondo, come una cartina tornasole.

Potresti illustrare due-tre opere che hai portato qui a Piedimonte e che hanno per te un particolare significato artistico e affettivo?

Certamente. La prima è L’incubo, un’opera in linoleum, nata da un sogno che feci cui seguì uno schizzo immediato. In questa visione c’è un po’ tutto il mio mondo interiore: ansie, paure, frustrazioni che sono emerse vorticose, quasi spirali ansiose di uscire fuori per fare emergere gli strati sommersi dell’anima. Io infatti rinasco sempre dalle mie ceneri, come l’Araba Fenice: in ogni mio lavoro c’è sempre, anche solo istintivamente, la ricerca di una “via d’uscita”.

Poi?

Un’altra opera che amo molto è Il calzolaio che ricorda il lavoro di mio padre e le mie origini di cui sono fiera. Papà aveva un laboratorio in cui trascorreva quasi tutto il giorno dedicandosi al suo mestiere con impegno e dignità. Da piccola desideravo entrare nel laboratorio di mio padre e avere uno spazio tutto mio. Oggi, con il mio laboratorio, ci sono riuscita.

Infine…

La serie del ciclo Vita – realizzata con la mezzaluna e la puntasecca, una tecnica di incisione diretta – nata quasi per un gioco del caso. Infatti la freschezza e la spontaneità del pensiero artistico producono talvolta risultati sorprendenti e insperati, superiori a quelli meditati troppo a lungo.

Cioè?

In questo caso ho disegnato un paesaggio dopo una passeggiata in un bosco e cominciato a realizzare l’incisione dal vivo senza avere un bozzetto preparatorio. In altri termini, ho cominciato a lavorare la lastra di rame pian piano senza avere un’idea chiara di come sarebbe stata la fase finale.

Che cosa rappresenta?

In 15 micro-pannelli ho rappresentato le varie fasi della vita, con il suo carico di imprevisti e incertezze.

In questo ciclo coincidono solo l’alfa e l’òmega, cioè la nascita e la morte che sono simili e piuttosto regolari. Le sequenze centrali invece differiscono e sono più nebulose perché rappresentano il vissuto tra l’inizio e la fine, diverso e tutt’altro che scontato per ogni essere umano.

Proprio come il lavoro sperimentale che le ha casualmente generate. 

Gianni Vernì: “I graffi di Morandi, espressione della contemporaneità” 

Gianni Vernì, romano e maestro di arte incisoria, ha tenuto una lezione sulle tecniche dell’acquaforte e dell’acquatinta. Soffermandosi sulla storia dell’incisione e sui grandi artisti del passato che l’hanno sperimentata con successo; e presentando contestualmente le sue opere alla mostra di Piedimonte.

Gianni, quali sono secondo te le potenzialità espressive dell’acquaforte, soprattutto nell’arte contemporanea?

L’acquaforte è una tecnica molto materica che si presta bene a qualsiasi tipo di rappresentazione.

Il segreto sta nel riuscire a estrarre dalla lastra più che un’immagine una sensazione.

Successivamente la lastra può essere inchiostrata con colori e in modi diversi.

Potresti spiegarti meglio?

L’incisione è molto simile alla scultura, il nocciolo è la materia. Qualche tempo fa ho incontrato uno scultore che seguiva un corso di acquaforte il cui il maestro cercava di fargli rappresentare sulla lastra quello che egli aveva scolpito con il marmo.

Potresti indicare un artista-incisore del passato particolarmente importante per la storia dell’acquaforte?

Nel passato l’acquaforte veniva utilizzata soprattutto per rappresentare i monumenti.

Un caso classico è stato Giovan Battista Piranesi con le sue numerose vedute di Roma antica.

In esse la visione pittoresca del monumento antico inglobava anche dettagli minuti, come le piante germogliate tra le rovine. Una rappresentazione che, dopotutto, lasciava un margine ridotto alla fantasia dell’artista. Poi, a poco a poco, anche l’acquaforte, come la letteratura, si è trasformata in qualcosa di più personale e soggettivo.

C’è un artista contemporaneo che, secondo te, ha raggiunto “il sublime” nel campo dell’incisione?

Amo molto le incisioni di Giorgio Moranti che hanno per soggetto la Natura morta. Le sue opere sono poco lavorate e se ne indovina molto bene l’essenzialità del tratto al punto che esse sembrano quasi disegni a matita.

Un’essenzialità di grande effetto comunicativo.

Si. Tecnicamente Morandi lavora “a singola morsura” cioè ottiene l’effetto del chiaroscuro immergendo una sola volta la lastra nell’acido, e imprimendo più o meno tratti sulla lastra a seconda che voglia ottenere un risultato più scuro o più chiaro.

Pochi graffi di grande effetto figurativo.

Però…

Nella storia dell’arte, da Dürer al Parmigianino a Goya e Rembrandt: tutti i grandi artisti del passato, esperti di altre tecniche, sono “passati” per l’acquaforte, realizzando grandi capolavori di arte incisoria.

C’è una corrente, un gruppo di artisti d’avanguardia che sta innovando profondamente l’arte incisoria?

Di recente ho visto opere molto belle al Kaus di Urbino, un’associazione che svolge corsi di incisione a livello internazionale. Da lì passano giovani artisti di grande spessore.

E’ di qualche giorno fa la notizia di un sensibile aumento della presenza dei giovani nei musei di arte, non solo contemporanea. Come avvicinare ancora di più il mondo dell’arte a una gioventù immersa profondamente in un contesto ad “alta definizione tecnologica”?

Oggi l’arte dispone di molti strumenti in più rispetto al passato. La stessa tecnologia è un grande alleato dell’arte visuale perchè offre molteplici opportunità di trasformare l’immagine. Inoltre con l’uso di internet è migliorata la fruibilità dell’arte. Persino molte idee di giovani artisti vengono arricchite grazie ai suggerimenti di altri giovani incontrati sul web: così il risultato è corale.

Quali sono i rischi?

In parole povere, oggi molti artisti non sanno disegnare. Bisogna ripartire dall’esercizio del disegno con foglio e matita senza rifiutare poi l’aiuto che la tecnologia è in grado di offrire.

Fino ad arrivare all’arte astratta con un’opera in cui un punto nero galleggia su una tela bianca: Kandinskij ha scritto un libro sul valore simbolico del punto e della linea, quali elementi fondanti dell’arte.

Ma…

Pensa: un punto può essere un’infinità di cose: una sfera, una bolla…Senza perdere per questo la sua natura di punto.

Per te che vivi a Roma, cosa ha significato sotto il profilo umano e professionale questa esperienza di Vivere l’Arte a Piedimonte?

Per me è stata una grande sorpresa. Chi abita oggi in una grande città si imbatte spesso in eventi artefatti e precostituiti dove quasi tutto è finalizzato al guadagno. Nei centri più piccoli si prova ancora gusto nel fare qualcosa “a fondo perduto” e si scopre un’umanità spontanea non mossa da interessi nascosti che invece è molto diffusa nelle grandi città.

In più…

Tutta l’organizzazione di questo primo incontro di Vivere L’Arte è stata gestita da giovani. Gli Assessori comunali presenti in sala erano stati invitati dai giovani e non il contrario, come talvolta accade, magari durante la campagna elettorale.

Quindi…

Per i giovani coinvolti è stata un’ottima occasione di crescita che spesso, paradossalmente, è preclusa ai loro coetanei cittadini, bombardati da molte più offerte ma incapaci di scegliere e formarsi una coscienza critica autonoma.

Per concludere: potresti illustrare un’opera “di valore” per te che hai portato qui a Piedimonte?

I segni della memoria è la più significativa. Qui ho rappresentato il volto di un elefante – il mammifero più grande – visto a distanza ravvicinata. In questo particolare c’è un mondo dove le parti lisce e morbide convivono con quelle ruvide e rugose: un tutto magicamente racchiuso nella stessa lastra.

Perché?

Questo pezzo dell’elefante – che include anche il suo orecchio – rappresenta le nostre memorie, i nostri ricordi. Che, effettivamente, possono essere molto ruvidi e ancora graffianti al tatto del ricordo oppure morbidi e smussati.

Nei segni più morbidi il tempo ha già svolto il suo ruolo balsamico…

Si, ma il segno del loro passaggio resta impresso per sempre.

Infatti l’elefante ha proverbialmente una pelle molto dura ma anche una lunga memoria. 

LiberaMente, l’anno prossimo toccherà alla fotografia 

Pienamente soddisfatto Gianluca Palumbo dell’Associazione Culturale LiberaMente, tra gli organizzatori dell’evento.

Gianluca, potresti tracciare un bilancio di questo primo incontro di Vivere l’Arte?

Il bilancio è estremamente positivo. Infatti l’idea fondante della rassegna è basata sulla condivisione – in nome dell’arte – di esperienze tra artisti e pubblico.

La sinergia tra la varie associazioni culturali presenti sul territorio è stata forte. L’incontro tra persone che dell’arte hanno fatto una passione e un mestiere, il giovane pianista Paolo Rubinacci e gli incisori Gianni Vernì ed Elisabetta Frasca, è stato un valore aggiunto.

Il pubblico ha risposto dimostrando grande interesse sia durante la lezione di arte incisoria tenuta da Gianni Vernì che nel corso del successivo saggio pianistico.

Quando il prossimo incontro?

Con gli stessi ingredienti, speriamo di fare il bis l’anno prossimo per un nuovo scambio di esperienze tra gli artisti e la città di Piedimonte. Intanto la nostra associazione culturale intende realizzare altri eventi spot diffusi lungo il corso dell’anno che svolgano un’azione di sostegno rispetto ai primi

Su che aspetto dell’arte si soffermerà l’evento del prossimo anno?

Probabilmente riguarderà la fotografia e avrà finalità benefiche.

Qual è la scommessa?

Come accaduto finora, tutti gli eventi dovranno essere a ingresso libero e accessibili a tutti.

L’unico rammarico è…

Il numero esiguo dei più giovani che in fondo sono i principali destinatari di questi eventi.

Ed è un peccato: essi avrebbero l’energia e il tempo per migliorare molte cose.

Una parte di responsabilità è anche di noi trentenni…

Si, oggi noi abbiamo difficoltà a comunicare con il mondo dei giovani ad “alta densità tecnologica” ed essi, a loro volta, sono pigri nell’avventurarsi su strade diverse dai sentieri dell’etere percorsi ogni giorno da milioni di loro coetanei.

Cioè?

La rete internet con la sua offerta di informazioni sembra essere la fonte esclusiva per la loro sete di curiosità.

Ma…

La grande potenza dell’arte consiste proprio nella capacità di aprire finestre sulla realtà che ci circonda: anche qui, nei quartieri densi di arte e di storia della nostra città. Perché – come amava ricordare Marcel Proust – “la vera scoperta non è vedere cose nuove ma guardare con occhi nuovi quello che conosciamo da sempre”.

Grazie a tutti e buon lavoro.

Gabriella Riselli

                             

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Vivere l’Arte – 8 e 9 ottobre 2011

L’Associazione LiberaMente è lieta di presentare un nuovo progetto culturale che consiste nell’allestimento di una mostra di arte e di un workshop per spiegarne e illustrarne la tecnica artistica e la sua genesi.

Per la prima edizione verrà allestita una mostra di acqueforti e acquetinte di due artisti romani, Gianni Vernì ed Elisabetta Frasca che illustreranno la tecnica nel workshop che si terrà presso l’Associazione Storica del Medio Volturno partner dell’iniziativa insieme al Comune di Piedimonte Matese.

A seguire un saggio pianistico del giovanissimo pianista Paolo Rubinacci che si esibirà in un concerto “Dalla classica al jazz”.

Vi aspettiamo numerosi!!

Locandina Mostra Acqueforti

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Un’altra serata di grande musica….

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Musica nel Borgo 2011 – 21 Maggio

L’Associazione LiberaMente presenta la V edizione della rassegna “Musica nel Borgo”.

Un lustro, per ogni tipologia di evento culturale, rappresenta sicuramente un importante traguardo ma per Noi questa edizione vuole segnare solo un nuovo inizio.

Resta l’obiettivo di coinvolgere altre comunità, altre associazioni ed altre persone in questo progetto al fine di far divenire “Musica nel Borgo” sempre più un punto di riferimento musicale e non solo nell’area matesina.

Solo in questo modo si può raggiungere l’altro risultato che consiste nella promozione delle bellezze storiche e naturali del nostro territorio.  

Per questi motivi, l’Associazione LiberaMente sta elaborando dei progetti culturali innovativi e multidisciplinari per il massimo coinvolgimento di tutta la comunità. 

Si inizierà il 21 maggio con l’esibizione del Duo Francesco Cafiso e Dino Rubino.

Informazioni e biografie del Duo

 

Man mano che il concerto va avanti, dalla prima all’ultima nota suonata da Francesco Cafiso e Dino Rubino, traspare un feeling profondo.

La creatività, i sentimenti e la follia artistica, scaturiscono inevitabilmente da due anime che parlano la stessa lingua.

Il repertorio del Duo, oltre a composizioni originali, comprende alcuni dei più noti standard del jazz, interpretati in maniera completamente nuova come soltanto i grandi artisti sanno fare.

Cafiso, con la sua voce calda e lirica, disarticola la melodia di brani celeberrimi, costruendo assoli straordinari per originalità e creatività.

Rubino, assicura al collega un vero e proprio tappeto sonoro, creando sulla tastiera del suo pianoforte linee melodiche moderne e di gran classe supportate da una complessa struttura armonica e ritmica, senza però rinunciare a pregevoli assoli.

Ne scaturisce un dialogo di altissimo livello tra due grandi artisti a conferma della vitalità e del prestigio di cui gode oggi il jazz italiano nel mondo.

Biografia: Francesco Cafiso (Vittoria 24 Maggio 1989)

È uno dei talenti più precoci nella storia del jazz.

Già a nove anni muove i primi passi facendo esperienze con musicisti di fama internazionale.

Decisivo per la sua carriera è l’incontro, nel Luglio del 2002, durante il Pescara Jazz Festival con Wynton Marsalis che, stupito dalle sue qualità musicali, lo porta con sé nell’European tour del 2003.

Da allora, Francesco ha suonato nei Jazz Festival e nei Jazz Club più importanti del mondo.

Ha vinto diversi premi importanti tra i quali il Premio Nazionale Massimo Urbani a Urbisaglia, il premio EuroJazz a Lecco, l’International Jazz Festivals Organization Award a New York, la World Saxophone Competition a Londra, il Django d’Or a Roma e molti altri prestigiosi riconoscimenti.

Per migliorare l’inglese, ma soprattutto per fare esperienze di ascolto di nuovi generi e stili musicali, è stato a New Orleans, dove ha suonato con Ellis Marsalis, Jason Marsalis, Thadeus Richard, Bob Franch, Maurice Brown e con molti altri importanti musicisti del luogo ricevendo, contemporaneamente, delle speciali lezioni da Alvin Batiste.

Nel 2004 ha vinto, a Londra, la Third World Saxophone Competition organizzata dalla White Foundation e la BBC Radio 3.

Nel 2005 lo Swing Journal, l’autorevole rivista giapponese di musica jazz, gli ha conferito il New Star Award premio riservato ai talenti stranieri emergenti e subito dopo, si è affermato nel Top Jazz, referendum della rivista italiana Musica Jazz, che lo ha riconosciuto miglior nuovo talento dell’anno.

Ha suonato con grandissimi musicisti quali: Hank Jones, Cedar Walton, Dave Brubeck, Mulgrew Miller, Ronnie Matthews, Jimmy Cobb, Ben Riley, Ray Drummond, Reggie Johnson, Doug Sides, Lewis Nash, James Williams, Joe Lovano, George Mraz, Joe Locke, Adam Nussbaum, Enrico Rava, Gianni Basso, Dado Moroni, Franco D’Andrea, Franco Cerri e moltissimi altri Italiani ed Americani.

In Febbraio del 2006 Francesco ha conseguito il Diploma in Flauto Traverso presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali V. Bellini di Catania.

Dal 2008 è direttore artistico del Vittoria Jazz Festival a Vittoria sua città natale.

Il 19 Gennaio del 2009 ha suonato a Washington DC durante i festeggiamenti in onore del Presidente Barak Obama e del Martin Luther King Jr. day.

Il 17 luglio del 2009, Umbria Jazz lo ha nominato “ambasciatore della musica jazz italiana nel mondo.

Nel 2010 ha conseguito la laurea specialistica di II livello in Jazz presso il Conservatorio Corelli di Messina e, subito dopo, si è esibito in Cina durante il festival “The Best of Italian Jazz” in occasione dell’Expò 2010 a Shanghai.

 http://www.francescocafiso.com/

Biografia Dino Rubino

 

Dino Rubino è, un altro impressionante talento precoce del jazz italiano, che alla tromba alterna il pianoforte. Nel 1994 durante un concerto del grande trombettista Tom Harrell rimase affascinato dalla tromba, e così decide di dedicarsi da autodidatta allo studio di questo strumento e del jazz. Nel 1996, a 15 anni, ha frequentato i seminari di Siena Jazz tenuti da Paolo Fresu ed Enrico Rava. Ammesso al II corso ha vinto una borsa di studio per l’anno successivo. Nel 1997 ha frequentato il III livello dei seminari senesi.

Nel 1998, a soli 17 anni, vince il concorso Nazionale ”Massimo Urbani”.

Enrico Rava, uno che di jazz se ne intende, ha dichiarato: «Tra gli “ancora sconosciuti” mi viene in mente un trombettista siciliano di nome Dino Rubino, che ritengo migliore di tutti noi».

A 20 anni la decisione di mollare la tromba per ricominciare lo studio del pianoforte.

Oggi a 27 anni, Rubino, nel frattempo diplomatosi in pianoforte, da circa un anno ha ripreso a suonare la tromba. «Devo dire che ho capito che entrambi sono indispensabili per esprimere le mie emozioni in musica» ha dichiarato. Non è un caso che i suoi musicisti di riferimento, oggi, come in passato, restano Miles Davis, Chet Baker e Keith Jarrett.

Ha suonato con: Enrico Rava,Gianni Basso, Flavio Boltro, Franco Cerri, Salvatore Bonafede, Rosario Giuliani, Roberto Gatto, Pietro Tonolo, Dado Moroni,Giovanni Amato, Bruce Forman, Valery Ponomarew, Steve Grossman, Eddy Enderson, Lester Bowie etc…

 


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Nel cuore del borgo…nel cuore della musica e dell’arte…

Nel cuore  del  borgo… Nel cuore  della musica  e dell’arte.

Un’edizione di “Musica  nel Borgo”  di particolare suggestione quella svoltasi quest’anno, per la  bellezza  della  location ( il  chiostro di San Domenico ) e  per quella   integrazione  di “racconto”  musicale  e di “riflessi” cromatici messi in  fila, stratificati dalla partecipazione  di  musicisti che ha dilatato lo splendore degli affreschi restaurati di recente e dalla presenza di uno dei massimi esponenti della scuola romana di pittura contemporanea, Michelino Iorizzo e il  suo  mondo sospeso tra  Oriente ed Occidente.

Ancora una  volta  l’impresa  è riuscita all’associazione  culturale  “LiberaMente” che ha realizzato un evento  di grande impatto musicale inoltrandosi nella ricchezza  del  mediterraneo.

Prima serata con Renaud  Garcia Fons  con il suo speciale  contrabbasso ed Antonio  “Kiko” Ruiz con la sua chitarra  “flamenca”.

Ad arricchire  e proseguire  l’evento  a  stratificazione   multidisciplinare (non ci poteva essere un  migliore esempio  di ciò che è e può diventare il complesso monumentale e museale di San Domenico) la suggestione ritmica dei “Manomanouche”, un gruppo che ha  nell’arco  le frecce di un repertorio di arrangiamenti di brani  del  noto chitarrista e compositore  Django  Reinhardt. I “Manomanouche”, formati da Pierre  Steeve Jino Touche, Luca Enipeo, Massimo Pitzianti e Nunzo Barbieri con special guest la brava cantante Sabrina Pallini, sono diventati una realtà di riferimento del Gypsy  jazz.

Un carattere “interdisciplinare” dell’iniziativa impreziosito dalla “galleria” di tele allestite  lungo il percorso espositivo naturale lungo le volte del chiostro settecentesco. Un senso  della comunità e della storia ritrovate, come hanno sottolineato gli organizzatori di “LiberaMente”  facendo  della  cultura  musicale un messaggio di  valorizzazione  anche del territorio. (Michele Martuscelli)

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MUSICA NEL BORGO 2010 12/13 GIUGNO



L’Associazione culturale LiberaMente è lieta di presentare la quarta edizione di Musica nel Borgo che si terrà nei giorni 12 e 13 giugno nello splendido centro storico di Piedimonte Matese.

Le prime tre edizioni, di grande successo, hanno visto ospiti importanti artisti come Loredana Lubrano, Stefano “Cocco” Cantini, Ares Tavolazzi, Walter Paoli, Valerio Silvestro, Mad Vocal Ensemble, Fabrizio Bosso, Irio De Paula, Neapolis in Fabula, Danilo Rea, Paolo Damiani, Remo Anzovino con Marco Anzovino e Gianni Fassetta.

Quest’anno sarà la volta di un grande musicista d’oltralpe, Renaud Garcia Fons che insieme al chitarrista Antonio “Kiko” Ruiz si esibiranno la sera del 12 giugno. Mentre il 13 suoneranno i Manomanouche Quartet con Sabrina Pallini.

Renaud Garcia-Fons ( francese ma con origini catalane) suona uno speciale contrabbasso con aggiunta una quinta corda, che ne allarga la tessitura e ne rende più agevole l’impiego come strumento solista. Così Garcia-Fons riesce a far brillare il proprio virtuosismo, sorretto da un’originalità di tecnica e di pensiero musicale che gli sono valse la definizione di “Paganini del contrabbasso”. Il virtuoso bassista ha dato prova del suo estro esplorando i suoni del mondo, dall’Andalusia all’America Latina, dall’India al mondo arabo, ma sempre con una matrice mediterranea che a volte sfocia nella musica classica. Oltre ad aver collaborato con i più noti esponenti della musica creativa francese (Nguyên Lê, Dhafer Youssef, Michel Godard), dal 1987 al ’93 Garcia-Fons è stato membro proprio dell’Orchestre de Contrebasses. Verrà accompagnato dalla splendida chitarra flamenco dello spagnolo Antonio “Kiko” Ruiz.

Il percorso artistico di Antonio ‘Kiko’ Ruiz è davvero tra i più affascinanti: a nove anni di età Antonio si ferisce gravemente alla mano sinistra ed il padre immagina per questo bimbo che rischia di perdere l’uso della mano un gioco che gli permetta di riabilitarne le funzioni. Gli insegna qualche accordo alla chitarra e Kiko si innamora perdutamente di quello strumento e delle sue sonorità, continuando ad applicarsi nello studio fino al suo esordio sul palcosecenico insieme a Bernardo Sandoval. Il flamenco è la sua passione e per poterne studiare tutti i segreti si trasferisce in Andalusia dove a Siviglia fa l’incontro della sua vita, conoscendo Manolo Sanlucar, senza dubbio il suo maestro, apprendendo la filosofia di vita e la tecnica chitarristica dei rumberos ma soprattutto sviluppando la sua sensibilità musicale.

http://www.renaudgarciafons.com/

Antonio "Kiko" Ruiz

Renaud Garcia Fons

Il progetto Manomanouche nasce nel 2001 dall’incontro di musicisti di differente estrazione, con una consolidata esperienza professionale e con l’intento di far conoscere ad un pubblico più vasto la cultura e la tradizione musicale degli zingari Manouches.
Collaborano con il progetto diversi artisti di livello nazionale ed europeo. Nell’arco di soli tre anni Manomanouche diventa una realtà di riferimento nel panorama Gypsy Jazz: un caso unico per la qualità della ricerca, dell’arrangiamento e per la valenza personale ed emotiva che questo progetto ha per i suoi musicisti.
La loro intensa attività concertistica li porta a assumere e consolidare uno stile sempre più personale, ricco di contaminazioni diverse ma senza mai dimenticare l’essenza, lo spirito che li caratterizza e dal quale traggono ispirazione.
La proposta artistica dei Manomanouche è quindi caratterizzata da un personale ed originale lavoro di ricerca del suono, degli strumenti e dell’approccio caratteristici dello Swing Manouche. Una musica basata sull’improvvisazione, aperta alle contaminazioni e derivante principalmente dalla fusione dello swing, del folklore tzigano e della melodia Italiana.
Il progetto Manomanouche propone un repertorio di arrangiamenti di brani del noto chitarrista e compositore Django Reinhardt, alcuni standards, valzer gipsy-musette e diversi brani originali.
Il concerto Manomanouche ha un impatto immediato sul pubblico ed è completamente realizzato con strumenti acustici.

Nunzio Barbieri: Chitarra acustica

Pierre Steeve Jino Touche: Contrabbasso

Luca Enipeo: Chitarra acustica

Massimo Pitzianti: Fisarmonica e Bandoneon

Sabrina Pallini: Voce

http://www.manomanouche.com/

Manomanouche

RIFLESSI di Michelino Iorizzo

Oltre alla musica quest’anno ci sarà un importante appuntamento con l’arte.

Durante la rassegna Michelino Iorizzo, uno dei più significativi pittori della scuola romana contemporanea, esporrà nelle sale del complesso di San Domenico, le sue recenti opere nella mostra “RIFLESSI” .

Michelino Iorizzo nasce a Roma il 9 Febbraio 1971, da famiglia di modeste origini. Sin dalla tenera età è manifesto in lui un vivo senso del tratto che perfezionerà durante gli anni del liceo artistico (1985) e che porterà a maturazione, quando nel 1989 entra nell’Accademia di Belle Arti di Roma.

Durante gli anni dell’Accademia, Iorizzo entra nel vivo della tendenza della Scuola Romana.

Subisce le influenze del suo Maestro nonché amico Sandro Trotti ed del grande Luigi Montanarini, i quali infondono in lui il tratto espressionista, realista nonché purista della Scuola Romana.

Durante questi anni (1989 – 1993) è protagonista in diverse mostre collettive: Premio Pandosia – Città di Marano. Premio di pittura Rocchi – Roma. Mostra di pittura nelle sale del “Quadriportico” – Roma.

Nel 1990, scelto dal critico d’arte Giorgio Marcou, partecipa alla II Biennale di Grafica in Grecia, con disegni monotipo, che interessano lo sport, in particolare la pesistica.

Le prime produzioni pittoriche di Michelino Iorizzo, si concentrano interamente sul ritratto. Numerosi sono quelli femminili e gli autoritratti. Emblematico della sua ricerca ‘Io in ombra’, del millenovecentonovantatre.

Parallelamente, Iorizzo inizia una serie di produzioni paesaggistiche, principalmente incentrati sulla raffigurazione del mito della città imperiale e sulle vedute della città eterna osservata dal Pincio e dal Gianicolo (1991 – la prima Roma olio su tela).

Nel 1997, dopo l’incontro con Hyun Sook e la cultura d’Oriente, compie il primo viaggio in Corea. La cultura orientale, influenzerà vivamente il modo di esprimersi dell’autore, segnandone un nuovo percorso.

Nasce infatti una nuova creazione artistica, caratterizzata dall’utilizzo di tecniche raffigurative asiatiche che si materializzano nella riproduzione di pesci.

La pesca, sua grande passione, ispira costantemente l’autore; presente in diverse forme, queste ultime entrano in contrasto generando i più originali percorsi, dei quali, osservando tutto il periodo successivo ne è chiaramente manifesto il percorso evolutivo.

Dal 2005, inizia una nuova e ricca produzione pittorica, che lo condurrà a diverse esposizioni, nelle quali sono evidenti tinte diluite e velature distese su colori intensi – Tivoli – Scuderie Estensi: circa cinquantacinque opere, tra olii e disegni; numerose sono le mostre personali, fra le quali quella presso la Galleria delle Tartarughe e presenze internazionali, che lodano il nuovo ciclo di Iorizzo, Dae Gu – Korea in: The 29th exhibition of Korean education art.

Nel 2007 è coinvolto nel progetto della ex Chiesa di San Carlo Borromeo del 1620, in Cortona. La navata, ospita dipinti che raffigurano il ciclo della vita, dalla Genesi al Peccato originale, attraverso i vizi capitali, che il Maestro ha concepito in chiave originale, sino al trionfo della luce sulle tenebre; il tutto rappresentato attraverso un comporsi di intensità di colori e di forti anatomie. Quest’ultime, le forme di corpi, sono raccontate dalla sua attività d’artista anche in forma scultorea. Fortemente allegorico è L’abbraccio, opera donata a Domenico Marchetta, Consigliere del Presidente della Repubblica, amico ed estimatore dell’artista.

Nel 2008 è ospite a : The Orange Gallery – Seul.

Il tempo della consacrazione della sua arte giunge nel 2009 anno nel quale espone presso il Museo di Arte Moderna di HUBEI in Cina.

Le opere dell’artista possono essere acquistate direttamente nella sua galleria.

www.michelinoiorizzo.it


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Momenti magici……

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GRAZIE….

L’Associazione LiberaMente ringrazia di cuore tutte le persone che hanno partecipato alla rassegna, gli Sponsor, l’Amministrazione Comunale di Piedimonte Matese, la Pro Loco “Vallata”, il service The Baron, La Cicala, e tutti coloro che in qualche modo ci hanno aiutato a realizzare questo importante evento.  Si rende noto, altresì, che durante le due serate sono stati raccolti Euro 510,22 che sono stati già inviati a mezzo bonifico alla Protezione civile nazionale Emergenza terremoto Abruzzo (cfr. copia bonifico allegato).

GRAZIE DI CUORE….e arrivederci al prossimo anno.bonifico emergenza terremoto Associazione LiberaMente

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MUSICA NEL BORGO 2009

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Anteprima Musica nel Borgo 2009 – 23/24 maggio

Cari associati, amici e simpatizzanti siamo giunti alla terza edizione della rassegna “Musica nel Borgo”!

Per la nostra Associazione si tratta di un traguardo importante, che testimonia il grande impegno e la passione che hanno segnato la nostra attività. Abbiamo lavorato per la creazione di un evento musicale finalizzato da un lato alla promozione e la valorizzazione del nostro territorio e dall’altro alla crescita culturale.

Ringraziamo tutti coloro che ci hanno sostenuto in questi anni e che continuano a contribuire alla realizzazione di questa importante iniziativa che quest’anno si terrà nei giorni 23 – 24 maggio.

Qui di seguito, in anteprima, le schede degli artisti che saranno presenti a questa terza edizione.

Vi aspettiamo!

DANILO REA

Trasferitosi a Roma sin da piccolo, consegue il diploma di pianoforte al Conservatorio di Santa Cecilia, debuttando nel 1975 nella musica jazz con il Trio di Roma (Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto).

Si fa strada nell’ambiente jazzistico sino a suonare con alcuni tra i più grandi solisti statunitensi, come Chet Baker, Lee Konitz, John Scofield, Joe Lovano. Nel 1989 partecipa al lavoro di Roberto De Simone, Requiem per Pier Paolo Pasolini, rappresentato al teatro San Carlo di Napoli per la direzione di Zoltan Pesko; nello stesso anno pubblica assieme a Roberto Gatto il disco Improvvisi.

Nel 1997 dà vita, con il contrabbassista Enzo Pietropaoli e il batterista Fabrizio Sferra ai Doctor 3, un trio jazz che ormai da un decennio calca i più importanti palcoscenici del jazz italiani. Il suo disco The Tales of Doctor 3 viene premiato miglior disco di jazz italiano nel 1998, mentre il lavoro successivo The songs remain the same vince il titolo di miglior disco jazz di Musica&Dischi nel 1999.

In Italia sono numerose le sue performance nell’ambito del pop, come pianista di fiducia di artisti quali Mina, Claudio Baglioni e Pino Daniele e come collaboratore, tra gli altri, di Domenico Modugno, Fiorella Mannoia, Riccardo Cocciante, Renato Zero, Gianni Morandi e Adriano Celentano. Nel 2006 prende parte al Concerto per l’Europa, sull’isola di Ventotene, che lo vede protagonista assieme a Baglioni, Nicola Piovani e Luis Bacalov Nella stagione 2007-2008 partecipa allo spettacolo Uomini in frac (insieme ad altri musicisti come Peppe Servillo, Fausto Mesolella e Mimì Ciaramella degli Avion Travel, Fabrizio Bosso, Furio Di Castri, Javier Girotto, Gianluca Petrella e Cristiano Calcagnile) in cui il gruppo esegue alcune canzoni di Domenico Modugno; lo spettacolo è stato allestito per festeggiare i cinquant’anni di Nel blu dipinto di blu.

Le sue improvvisazioni, che spaziano su qualsiasi repertorio, sono apprezzate durante i concerti che tiene nelle tourneè in giro per il mondo e durante i principali festival jazz.

danilo rea

PAOLO DAMIANI

Compositore, direttore d’orchestra, contrabbassista e violoncellista, didatta. Nato a Roma il 26 marzo 1952.

Docente di jazz presso il Conservatorio di Santa Cecilia, Roma.

Laureato in Architettura presso l’Università di Roma.

Diplomato in contrabbasso e musica jazz, dopo aver studiato composizione e strumento con Bruno Tommaso, Giorgio Gaslini, Franco Sbacco, Lucio Buccarella, Giorgio Pani, Fernando Grillo, Giuseppe Selmi, Frances Marie Uitti.

Nel settembre 1999 è stato nominato direttore artistico e musicale dell’ONJ – Orchestra Nazionale Francese di Jazz -, primo artista straniero ad aver vinto il relativo concorso. Paolo Damiani è rimasto alla guida della prestigiosa compagine fino al settembre 2002, suonando in tutta Europa e registrando per la nota etichetta discografica tedesca ECM.

Dal 1996 al 1999 ha presieduto l’AMJ (Associazione Nazionale Musicisti Jazz).

Dal 1982 dirige il Festival Internazionale di jazz “Rumori Mediterranei”, di Roccella Jonica, dal 1998 quello di Roma “Una striscia di terra feconda” insieme ad Armand Meignan.

E’ stato l’ideatore del coordinamento di festival jazz « L.I.R.A. » (Libere Iniziative di Ricerca Artistica), che comprende i più innovativi festival italiani di jazz.

Ha collaborato con alcuni dei più prestigiosi musicisti del mondo tra cui Pat Metheny, Kenny Wheeler, Albert Mangelsdorff, Billy Higgins, Charlie Mariano, Antony Braxton, Cecil Taylor, Gianluigi Trovesi, Trilok Gurtu, Miroslav Vitous, Barre Phillips, Tony Oxley, John Surman, Enrico Rava, Anouar Brahem, Marc Ducret, Louis Sclavis, François Jeanneau, Giancarlo Schiaffini, Paolo Fresu, Pino Minafra e Giorgio Gaslini con il quale ha debuttato professionalmente nel 1976.

Dal 1978 dirige proprie formazioni con cui ha partecipato ai più importanti festival del mondo, suonando tra l’altro a Parigi, Londra, Madrid, Lisbona, Berlino, Varsavia, New Dehli, Chicago, Montreal, Toronto, Vancouver, Istanbul, Rabat, Colonia, Francoforte, Siviglia, Porto, Le Mans, Grenoble, Zurigo, oltre che nelle più importanti rassegne italiane.

Ha inciso tra l’altro per etichette come ECM, EGEA, ENJA, Splas(h), Leo records, Musica Jazz, Full Color Sound. Ha scritto musica per molti gruppi di teatro e di danza e partecipato a diverse trasmissioni radiofoniche anche in qualità di autore, come la fortunata serie radiofonica « Silenzi osceni », in cui il silenzio veniva analizzato in diversi contesti (poesia, musica, teatro, psicanalisi etc.).

Si occupa da sempre di ricerca musicale e didattica: tra l’altro ha insegnato presso i Conservatori di Milano e l’Aquila, è stato tra i fondatori della Scuola di Musica di Testaccio e ha collaborato stabilmente con l’ISMEZ per cui ha prodotto una ricerca sui rapporti fra jazz e cultura mediterranea e inventato l’IS Ensemble, un’orchestra nazionale giovanile selezionata tramite audizione.

Nel 1996, su diretto invito di Luigi Berlinguer, allora ministro della Pubblica Istruzione, è stato chiamato a far parte della Commissione incaricata di “individuare le conoscenze fondamentali su cui basare l’apprendimento dei giovani nella scuola italiana”. Nella Commissione figuravano tra gli altri Umberto Eco, Tullio De Mauro, Carlo Bo, Rita Levi Montalcini, Riccardo Muti, Maurizio Nichetti, Eugenio Scalfari, Antonio Tabucchi, Uto Ughi, Antonio Portolano, Roberto Maragliano, Giuseppe De Rita: in questo contesto lavora tuttora al progetto per la creazione dei Laboratori Musicali nella scuola italiana, facendo anche parte del comitato scientifico del CEDE insieme a Salvatore Sciarrino, Mimma Guastoni, Lida Branchesi, Carlo Del Frati.

Nel luglio 2006 è stato nominato membro del COMITATO NAZIONALE PER L’APPRENDIMENTO PRATICO DELLA MUSICA (D.M. 28 luglio 2006) creato dal Ministro Giuseppe Fioroni e presieduto dal prof. Luigi Berlinguer. Dal gennaio 2007 è coordinatore del gruppo ristretto.

Tra i suoi gruppi l’Italian Instabile Orchestra (considerata dalla critica mondiale la più importante orchestra europea di jazz), e il quintetto Mediana, un organico particolare centrato sulle launeddas, antichissimo strumento sardo. Recentemente ha fondato un nuovo settetto comprendente Diana Torto voce, Gianluigi Trovesi e Javier Girotto saxes e clarinetti, Danilo Rea, pianoforte, Bebo Ferra, chitarra ; Walter Paoli, batteria.

Si esibisce anche in solo performances, o incontrando danzatori, come Virgilio Sieni o Giorgio Rossi (« Lolita ») e attori come Lella Costa, Arnoldo Foà, Giuseppe Cederna, David Riondino, Angela Finocchiaro, Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco, nonché con lo scrittore Stefano Benni con il quale ha creato Lolita, Onehand Jack e altri strani amori e Sconcerto, un lavoro di musica e poesia basato sui testi di “Blues in Sedici” (Feltrinelli) letti in scena dall’autore. Ha scritto inoltre le musiche per lo spettacolo « Il silenzio anatomico », di Ivano Marescotti con le poesie di Raffaello Baldini e da allora collabora stabilmente con il grande attore romagnolo (Lirismo enologico , Moby Dick).

Insieme all’editore Vincenzo Sicchio ha inventato la collana di audiolibri recentemente allegata alla Repubblica e all’Espresso (giugno 2006), di cui ha curato la regia musicale coinvolgendo artisti come Benni, Cerami, Camilleri, Fiorello, Lella Costa, Arnoldo Foà, Piovani, Rava, Fresu, Trovesi, Bollani, e molti altri.

Dal 16 febbraio 2007, su designazione diretta del ministro Fabio Mussi, è membro del CNAM (Consiglio Nazionale per l’Alta Formazione Artistica e Musicale) del Ministero dell’Università e Ricerca.

paolo damiani

REMO ANZOVINO

Compositore e pianista di Pordenone, classe ’76, avvocato penalista (si è laureato con il massimo dei voti e la lode in giurisprudenza a 24 anni con una tesi in diritto penale sui casi di favoreggiamento del cliente da parte dell’avvocato difensore), ha formato il suo stile musicale attraverso l’esperienza maturata sin da giovanissimo nella musica per il cinema, per il teatro e per la pubblicità lavorando a più di 50 produzioni.
Ha, in particolare, composto le musiche per i maggiori capolavori del cinema muto (più di trenta pellicole) collaborando, con le più prestigiose cineteche e partecipando con colonne sonore di sua composizione ai principali Festival e rassegne internazionali.

Tra i tanti titoli musicati si ricordano “Metropolis” di Lang, “Nosferatu” e “Tabù” di Murnau, “The Cameraman” e “Navigator” di Buster Keaton, “Il gabinetto del dr. Caligari” di Wiene, “Diario di una donna perduta” e “I misteri di un’anima” di Pabst, “Il Circo” di Chaplin. Con la partitura per orchestra sinfonica composta per il capolavoro di R. J. Flaherty “Nanook l’Eschimese” ha vinto il premio speciale del pubblico all’edizione 2006 del Festival Internazionale di Cinema e Musica di Bolzano “Rimusicazioni”.
Ha inoltre ottenuto il secondo premio assoluto all’edizione 2005 del Festival Internazionale di Cinema e Musica dedicato al Maestro Angelo Francesco Lavagnino di Gavi (AL). Nel 2007 gli è stato conferiro il premio Moret d’Aur nella sezione emergenti nello spettacolo da una giuria di 20 giornalisti del Friuli Venezia Giulia.

Nel 2006, con la consapevolezza acquisita in una decina d’anni di scritture, dopo un paio di concerti in duo con il fisarmonicista Gianni Fassetta in cui per la prima volta si esibisce in pubblico in forma di concerto senza lo schermo cinematografico, con composizioni tutte di suo pugno, ha l’occasione di pubblicare il suo primo album Dispari (Rai Trade/C.N.I.), struggente lavoro strumentale che raccoglie uno splendido brano ispirato a Tina Modotti (Que viva Tina!) e alcuni dei temi in origine composti per capolavori del muto ma ripensati in forma del tutto autonoma dalle immagini. Nel libretto che accompagna l’album, infatti, non vi è volutamente alcun riferimento esplicito al cinema: si rivelerà rapidamente una delle sorprese discografiche della stagione 2006/2007. Appena pubblicato su iTunes (il più importante store mondiale di musica in formato digitale) schizza subito al primo posto nella classifica dei dischi jazz italiani, rientrando a più riprese nella top 10 sino ancora ad oggi. Il programma di Raitre Ballarò utilizza spesso le sue melodie come commento musicale, e lo stesso fa Otto e Mezzo su La7. Si parla di una nuova onda multimediale, musica d’atmosfera da ascoltare ad occhi chiusi/aperti, canzoni senza parole, melodie avvolgenti che duettano (a quel momento ancora idealmente) con le sequenze del grande cinema muto. La critica ne loda a più riprese, con una vera e propria messe di recensioni, il fascino del linguaggio trasversale in bilico tra jazz, musica classica, canzone d’autore, la grande musica da film, l’opera e Vincenzo Mollica, nella rubrica Do-re-ciak-gulp del Tg1, definisce l’esordio discografico di Anzovino “il più bell’omaggio musicale mai scritto per il cinema muto e per Louise Brooks”. Il passaparola tra il pubblico e gli addetti ai lavori fa rimbalzare la musica fino a New York, dove l’etichetta Pumpaudio lavora al lancio americano. Anche Simone Cristicchi, vincitore del Festival di Sanremo 2007, si innamora delle melodie di Anzovino, tanto da scegliere il brano L’immagine ritrovata come tema principale del suo documentario Dall’altra parte del cancello (distribuito in dvd dalla Sony/BMG) e dello spettacolo teatrale Centro di Igiene Mentale.

Di Remo Anzovino si accorgono le storiche trasmissioni di Radio Rai (Stereonotte, Notturno Italiano, Hollywood Party, Fahrenheit), ma anche il primo network commerciale italiano: su Radio Deejay il disco è programmato nella trasmissione di punta delle 21.00, B side, condotta da Alessio Bertallot, che definisce Anzovino “un musicista straordinario, un maestro della descrizione delle emozioni, che ha la magia di Rota e Morricone” e lo invita per un concerto in diretta radiofonica, dagli studi di Milano. Parte così una tournée nelle principali città italiane, culminata nel concerto romano all’Auditorium Parco della Musica. L’Espresso e La Repubblica intanto pubblicano nell’agosto 2007 il brano Cammino nella notte (contenuto in “Dispari”), nella compilation “Chill out – Blue” che raccoglie la migliore musica internazionale, da Amy Winehouse a Mario Biondi, da Fabrizio Bosso a Bebel Gilberto, fino all’Orchestra di Piazza Vittorio.

Il 3 settembre 2007 Anzovino viene invitato dall’Ente dello Spettacolo e da La Rivista del Cinematografo ad esibirsi con uno spettacolo ad hoc alla 64^ Mostra del Cinema di Venezia.
Anzovino intuisce che un modo semplice ed innovativo di proporre le immagini del muto è quello di invertire il consueto rapporto musica/immagine ovvero far accompagnare l’esecuzione dei brani da una sequenza di un film-capolavoro del periodo del muto, facendo sì che ad ogni brano eseguito cambi completamente il film e l’atmosfera audio-visiva avvolgendo così lo spettatore in una acquario visivo/sonro in cui per la prima volta è la musica ad essere la protagonista e le immagini a commentarne il contenuto emotivo/psicologico. Un scelta non priva di coraggio considerato soprattutto il contesto in cui il progetto viene per la prima volta proposto, il Festival di Venezia.
È un successo inaspettato e per certi versi clamoroso, con richiami nei telegiornali nazionali e nuovamente il Tg1 sempre con Mollica che definisce lo spettacolo di Anzovino “uno dei momenti più belli della Mostra”.

Si moltiplicano così i concerti e le occasione di proporre, con una formazione in trio originalissima (con Fassetta alla fisarmonica e il fratello Marco alle chitarre, usate anche come percussione) questo nuovo linguaggio e soprattutto di inziare a rodare i brani via via composti in vista di un nuovo album: a fine settembre 2007 fa il suo primo sold out al Napoli Jazz Festival, bissato poche settimane dopo nel nuovo Teatro Verdi della sua città Pordenone, Il 29 e il 30 dicembre 2007 è protagonista di due memorabili serate alla Sala del Carmine di Orvieto nel cartellone di Umbria Jazz Winter #15. Il 22 aprile 2008 viene invitato come ospite musicale degli Italian Dvd Awards all’Auditorium Conciliazione di Roma. E presenta live questo spettacolo nei festival e nelle rassegne di maggior prestigioso in quella che sarà la sua prima tourneè estiva culminata il 30 luglio 2008 a Roma per “Roma incontra il mondo” nella suggestiva corinice di Villa Ada, dove presenta, con grande consenso di pubblico e di critica, in anteprima nazionale il suo nuovo album di studio “Tabù”, disco che raccoglie le esperienze dell’ultimi due anni, un concept album che trae spunto da una vera e propria riflessione in musica sulle trasgressioni contemporanee.

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