Rassegna “Vivere l’Arte” 2011, la parola all’acquaforte

Grande successo per il primo incontro della neonata Rassegna “Vivere l’Arte” a Piedimonte Matese promosso dall’Associazione culturale LiberaMente che si è svolto sabato 8 ottobre nella sede dell’Associazione Storica del Medio Volturno.

La prima lezione d’arte, tenuta dal maestro Gianni Vernì, si è soffermata sui segreti e sulle tecniche dell’acquaforte e dell’acquatinta con rimandi storici e spunti per la pratica di laboratorio.

Contestualmente sabato 8 e domenica 9 nella chiesa del SS. Salvatore di Piazza Ercole D’Agnese, aperta per l’occasione, si è svolta una mostra di Acqueforti e Acquetinte degli artisti Gianni Vernì ed Elisabetta Frasca.

A concludere l’evento della serata di sabato 8, le note libere di musica classica e jazz del pianista partenopeo Paolo Rubinacci. Che, con i suoi quattordici anni, spaziando da Mozart a Gershwin fino a brani di musica leggera, ha dimostrato davanti a una nutrita e calorosa platea, talento da vendere. 

Noi abbiamo incontrato i protagonisti dell’evento e gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Paolo Rubinacci

Elisabetta Frasca e Gianni Vernì
   

Elisabetta Frasca: “L’arte, tutta la mia vita” 

Elisabetta Frasca, classe 1975, artista romana e restauratrice di opere d’arte, lo scorso fine settimana ha esposto le sue incisioni nella chiesa del SS. Salvatore di Piedimonte Matese.

Elisabetta, che significa per te vivere nell’arte e vivere di arte?

L’arte è tutta la mia vita. Il lavoro – che mi impegna di solito quasi tutta la giornata – mi consente una grande libertà di espressione, mi schiude nuove conoscenze ed è continuo stimolo alla curiosità.

Le mie opere marcano fedelmente stati d’animo, fasi della mia vita, incontri, circostanze. Il carattere sperimentale, costante nel mio lavoro, è fondamentale perché mi aiuta a riflettere e a comprendere le differenze rispetto ad altre tecniche già note.

C’è ancora un universo possibile, uno spazio vitale per gli artisti di oggi, soprattutto i più giovani?

Purtroppo molto poco. C’è una profonda influenza della tecnologia sull’arte che certamente ha anche risvolti positivi; però molte tecniche tradizionali stanno scomparendo del tutto. Con l’avvento delle incisioni al laser, i cui prodotti sono venduti a poco prezzo sulle bancarelle per i turisti, anche l’incisione tradizionale è una tecnica a rischio e con essa la sua memoria artigianale.

Di fronte alla “tinte fosche” delle incertezze che ingrigiscono il nostro tempo, qual è lo spirito e l’umore dell’artista?

L’artista, dopotutto, è un ottimista specie se l’ottimismo gli appartiene per indole e per carattere. Dopo aver frequentato il liceo artistico avevo deciso di dedicarmi esclusivamente al lavoro di restauratrice ma poi la mia passione per l’incisione è stata più forte del peso – talvolta opprimente -del dovere ed è venuta fuori con tutta la sua energica irruenza. Per me “volere è potere”, bisogna crederlo sempre.

Il lavoro di un artista nasce da un continuo confronto con la realtà. Con che occhi un artista guarda il mondo contemporaneo?

Bisogna guardare il mondo sempre con speranza.

D’altra parte il lavoro di un artista nasce da una esigenza interiore ma è lo specchio degli umori del mondo, come una cartina tornasole.

Potresti illustrare due-tre opere che hai portato qui a Piedimonte e che hanno per te un particolare significato artistico e affettivo?

Certamente. La prima è L’incubo, un’opera in linoleum, nata da un sogno che feci cui seguì uno schizzo immediato. In questa visione c’è un po’ tutto il mio mondo interiore: ansie, paure, frustrazioni che sono emerse vorticose, quasi spirali ansiose di uscire fuori per fare emergere gli strati sommersi dell’anima. Io infatti rinasco sempre dalle mie ceneri, come l’Araba Fenice: in ogni mio lavoro c’è sempre, anche solo istintivamente, la ricerca di una “via d’uscita”.

Poi?

Un’altra opera che amo molto è Il calzolaio che ricorda il lavoro di mio padre e le mie origini di cui sono fiera. Papà aveva un laboratorio in cui trascorreva quasi tutto il giorno dedicandosi al suo mestiere con impegno e dignità. Da piccola desideravo entrare nel laboratorio di mio padre e avere uno spazio tutto mio. Oggi, con il mio laboratorio, ci sono riuscita.

Infine…

La serie del ciclo Vita – realizzata con la mezzaluna e la puntasecca, una tecnica di incisione diretta – nata quasi per un gioco del caso. Infatti la freschezza e la spontaneità del pensiero artistico producono talvolta risultati sorprendenti e insperati, superiori a quelli meditati troppo a lungo.

Cioè?

In questo caso ho disegnato un paesaggio dopo una passeggiata in un bosco e cominciato a realizzare l’incisione dal vivo senza avere un bozzetto preparatorio. In altri termini, ho cominciato a lavorare la lastra di rame pian piano senza avere un’idea chiara di come sarebbe stata la fase finale.

Che cosa rappresenta?

In 15 micro-pannelli ho rappresentato le varie fasi della vita, con il suo carico di imprevisti e incertezze.

In questo ciclo coincidono solo l’alfa e l’òmega, cioè la nascita e la morte che sono simili e piuttosto regolari. Le sequenze centrali invece differiscono e sono più nebulose perché rappresentano il vissuto tra l’inizio e la fine, diverso e tutt’altro che scontato per ogni essere umano.

Proprio come il lavoro sperimentale che le ha casualmente generate. 

Gianni Vernì: “I graffi di Morandi, espressione della contemporaneità” 

Gianni Vernì, romano e maestro di arte incisoria, ha tenuto una lezione sulle tecniche dell’acquaforte e dell’acquatinta. Soffermandosi sulla storia dell’incisione e sui grandi artisti del passato che l’hanno sperimentata con successo; e presentando contestualmente le sue opere alla mostra di Piedimonte.

Gianni, quali sono secondo te le potenzialità espressive dell’acquaforte, soprattutto nell’arte contemporanea?

L’acquaforte è una tecnica molto materica che si presta bene a qualsiasi tipo di rappresentazione.

Il segreto sta nel riuscire a estrarre dalla lastra più che un’immagine una sensazione.

Successivamente la lastra può essere inchiostrata con colori e in modi diversi.

Potresti spiegarti meglio?

L’incisione è molto simile alla scultura, il nocciolo è la materia. Qualche tempo fa ho incontrato uno scultore che seguiva un corso di acquaforte il cui il maestro cercava di fargli rappresentare sulla lastra quello che egli aveva scolpito con il marmo.

Potresti indicare un artista-incisore del passato particolarmente importante per la storia dell’acquaforte?

Nel passato l’acquaforte veniva utilizzata soprattutto per rappresentare i monumenti.

Un caso classico è stato Giovan Battista Piranesi con le sue numerose vedute di Roma antica.

In esse la visione pittoresca del monumento antico inglobava anche dettagli minuti, come le piante germogliate tra le rovine. Una rappresentazione che, dopotutto, lasciava un margine ridotto alla fantasia dell’artista. Poi, a poco a poco, anche l’acquaforte, come la letteratura, si è trasformata in qualcosa di più personale e soggettivo.

C’è un artista contemporaneo che, secondo te, ha raggiunto “il sublime” nel campo dell’incisione?

Amo molto le incisioni di Giorgio Moranti che hanno per soggetto la Natura morta. Le sue opere sono poco lavorate e se ne indovina molto bene l’essenzialità del tratto al punto che esse sembrano quasi disegni a matita.

Un’essenzialità di grande effetto comunicativo.

Si. Tecnicamente Morandi lavora “a singola morsura” cioè ottiene l’effetto del chiaroscuro immergendo una sola volta la lastra nell’acido, e imprimendo più o meno tratti sulla lastra a seconda che voglia ottenere un risultato più scuro o più chiaro.

Pochi graffi di grande effetto figurativo.

Però…

Nella storia dell’arte, da Dürer al Parmigianino a Goya e Rembrandt: tutti i grandi artisti del passato, esperti di altre tecniche, sono “passati” per l’acquaforte, realizzando grandi capolavori di arte incisoria.

C’è una corrente, un gruppo di artisti d’avanguardia che sta innovando profondamente l’arte incisoria?

Di recente ho visto opere molto belle al Kaus di Urbino, un’associazione che svolge corsi di incisione a livello internazionale. Da lì passano giovani artisti di grande spessore.

E’ di qualche giorno fa la notizia di un sensibile aumento della presenza dei giovani nei musei di arte, non solo contemporanea. Come avvicinare ancora di più il mondo dell’arte a una gioventù immersa profondamente in un contesto ad “alta definizione tecnologica”?

Oggi l’arte dispone di molti strumenti in più rispetto al passato. La stessa tecnologia è un grande alleato dell’arte visuale perchè offre molteplici opportunità di trasformare l’immagine. Inoltre con l’uso di internet è migliorata la fruibilità dell’arte. Persino molte idee di giovani artisti vengono arricchite grazie ai suggerimenti di altri giovani incontrati sul web: così il risultato è corale.

Quali sono i rischi?

In parole povere, oggi molti artisti non sanno disegnare. Bisogna ripartire dall’esercizio del disegno con foglio e matita senza rifiutare poi l’aiuto che la tecnologia è in grado di offrire.

Fino ad arrivare all’arte astratta con un’opera in cui un punto nero galleggia su una tela bianca: Kandinskij ha scritto un libro sul valore simbolico del punto e della linea, quali elementi fondanti dell’arte.

Ma…

Pensa: un punto può essere un’infinità di cose: una sfera, una bolla…Senza perdere per questo la sua natura di punto.

Per te che vivi a Roma, cosa ha significato sotto il profilo umano e professionale questa esperienza di Vivere l’Arte a Piedimonte?

Per me è stata una grande sorpresa. Chi abita oggi in una grande città si imbatte spesso in eventi artefatti e precostituiti dove quasi tutto è finalizzato al guadagno. Nei centri più piccoli si prova ancora gusto nel fare qualcosa “a fondo perduto” e si scopre un’umanità spontanea non mossa da interessi nascosti che invece è molto diffusa nelle grandi città.

In più…

Tutta l’organizzazione di questo primo incontro di Vivere L’Arte è stata gestita da giovani. Gli Assessori comunali presenti in sala erano stati invitati dai giovani e non il contrario, come talvolta accade, magari durante la campagna elettorale.

Quindi…

Per i giovani coinvolti è stata un’ottima occasione di crescita che spesso, paradossalmente, è preclusa ai loro coetanei cittadini, bombardati da molte più offerte ma incapaci di scegliere e formarsi una coscienza critica autonoma.

Per concludere: potresti illustrare un’opera “di valore” per te che hai portato qui a Piedimonte?

I segni della memoria è la più significativa. Qui ho rappresentato il volto di un elefante – il mammifero più grande – visto a distanza ravvicinata. In questo particolare c’è un mondo dove le parti lisce e morbide convivono con quelle ruvide e rugose: un tutto magicamente racchiuso nella stessa lastra.

Perché?

Questo pezzo dell’elefante – che include anche il suo orecchio – rappresenta le nostre memorie, i nostri ricordi. Che, effettivamente, possono essere molto ruvidi e ancora graffianti al tatto del ricordo oppure morbidi e smussati.

Nei segni più morbidi il tempo ha già svolto il suo ruolo balsamico…

Si, ma il segno del loro passaggio resta impresso per sempre.

Infatti l’elefante ha proverbialmente una pelle molto dura ma anche una lunga memoria. 

LiberaMente, l’anno prossimo toccherà alla fotografia 

Pienamente soddisfatto Gianluca Palumbo dell’Associazione Culturale LiberaMente, tra gli organizzatori dell’evento.

Gianluca, potresti tracciare un bilancio di questo primo incontro di Vivere l’Arte?

Il bilancio è estremamente positivo. Infatti l’idea fondante della rassegna è basata sulla condivisione – in nome dell’arte – di esperienze tra artisti e pubblico.

La sinergia tra la varie associazioni culturali presenti sul territorio è stata forte. L’incontro tra persone che dell’arte hanno fatto una passione e un mestiere, il giovane pianista Paolo Rubinacci e gli incisori Gianni Vernì ed Elisabetta Frasca, è stato un valore aggiunto.

Il pubblico ha risposto dimostrando grande interesse sia durante la lezione di arte incisoria tenuta da Gianni Vernì che nel corso del successivo saggio pianistico.

Quando il prossimo incontro?

Con gli stessi ingredienti, speriamo di fare il bis l’anno prossimo per un nuovo scambio di esperienze tra gli artisti e la città di Piedimonte. Intanto la nostra associazione culturale intende realizzare altri eventi spot diffusi lungo il corso dell’anno che svolgano un’azione di sostegno rispetto ai primi

Su che aspetto dell’arte si soffermerà l’evento del prossimo anno?

Probabilmente riguarderà la fotografia e avrà finalità benefiche.

Qual è la scommessa?

Come accaduto finora, tutti gli eventi dovranno essere a ingresso libero e accessibili a tutti.

L’unico rammarico è…

Il numero esiguo dei più giovani che in fondo sono i principali destinatari di questi eventi.

Ed è un peccato: essi avrebbero l’energia e il tempo per migliorare molte cose.

Una parte di responsabilità è anche di noi trentenni…

Si, oggi noi abbiamo difficoltà a comunicare con il mondo dei giovani ad “alta densità tecnologica” ed essi, a loro volta, sono pigri nell’avventurarsi su strade diverse dai sentieri dell’etere percorsi ogni giorno da milioni di loro coetanei.

Cioè?

La rete internet con la sua offerta di informazioni sembra essere la fonte esclusiva per la loro sete di curiosità.

Ma…

La grande potenza dell’arte consiste proprio nella capacità di aprire finestre sulla realtà che ci circonda: anche qui, nei quartieri densi di arte e di storia della nostra città. Perché – come amava ricordare Marcel Proust – “la vera scoperta non è vedere cose nuove ma guardare con occhi nuovi quello che conosciamo da sempre”.

Grazie a tutti e buon lavoro.

Gabriella Riselli

                             

Lascia un commento

Archiviato sotto Vivere l'Arte 2011

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s