L’Associazione LiberaMente ringrazia……

L’Associazione LiberaMente ringrazia tutti coloro che hanno contribuito e collaborato anche con gesti semplici alla realizzazione della rassegna che quest’anno ha proposto il concerto di Daniele Di Bonaventura con la Band’Uniòn.

L’Associazione ringrazia, altresì, tutti coloro che hanno partecipato all’evento….

Arrivederci alla prossima edizione

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Musica nel Borgo 2012 – 23 dicembre 2012 ore 19.00 – Auditorium San Domenico

manifesto-2012-2Seppure con notevole ritardo rispetto alle edizioni precedenti siamo lieti di annunciare che il prossimo 23 dicembre si terrà la sesta edizione di Musica nel Borgo.

Difficoltà di varia natura ci hanno costretto a postecipare l’appuntamento musicale atteso da tutti gli appassionati di buona musica.

Quest’anno vedrà la partecipazione del bandeonista di livello internazionale Daniele Di Bonaventura con la Band’Uniòn.

La Band’Uniòn è nata attorno alla necessità di proporre e di rileggere una letteratura musicale più legata alle proprie origini.

E’ attorno al bisogno di musica, alla necessità dell’espressione, che ruota il loro lavoro, sia esso jazz, tango, musica contemporanea o libera improvvisazione.

La Band’Uniòn, originale per l’accostamento degli strumenti, è intenso e rigoroso, cattura fin dal primo ascolto, dal lirismo limpido ed essenziale  alle aggressive sonorità, dalle soffuse e struggenti melodie latine ai tappeti sonori di semplice purezza.

Un quartetto, che, pur nel suo essere una proposta di confine, all’incrocio tra etno e jazz, tra tango e improvvisazione, “arriva” e comunica emozione, lontano da ogni arido manierismo e intellettualistico sperimentalismo.

Oggi dopo sette anni dalla prima pubblicazione con Canto alla Terra il gruppo sta per pubblicare il nuovo ed atteso lavoro “Nadir” per la Tuk Music di Paolo Fresu.

Daniele di Bonaventura   Band’Uniòn

Daniele Di Bonaventura, bandoneòn

Marcello Peghin, chitarra 10 corde

Felice Del Gaudio, contrabbasso

Alfredo Laviano, percussioni

www.danieledibonaventura.com

http://www.youtube.com/watch?v=MAe9nWwLVrk 

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Band’Uniòn

Daniele Di Bonaventura

Daniele Di Bonaventura

Alfredo Laviano

Alfredo Laviano

Marcello Peghin

Marcello Peghin

Felice Del Gaudio

Felice Del Gaudio

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Rassegna “Vivere l’Arte” 2011, la parola all’acquaforte

Grande successo per il primo incontro della neonata Rassegna “Vivere l’Arte” a Piedimonte Matese promosso dall’Associazione culturale LiberaMente che si è svolto sabato 8 ottobre nella sede dell’Associazione Storica del Medio Volturno.

La prima lezione d’arte, tenuta dal maestro Gianni Vernì, si è soffermata sui segreti e sulle tecniche dell’acquaforte e dell’acquatinta con rimandi storici e spunti per la pratica di laboratorio.

Contestualmente sabato 8 e domenica 9 nella chiesa del SS. Salvatore di Piazza Ercole D’Agnese, aperta per l’occasione, si è svolta una mostra di Acqueforti e Acquetinte degli artisti Gianni Vernì ed Elisabetta Frasca.

A concludere l’evento della serata di sabato 8, le note libere di musica classica e jazz del pianista partenopeo Paolo Rubinacci. Che, con i suoi quattordici anni, spaziando da Mozart a Gershwin fino a brani di musica leggera, ha dimostrato davanti a una nutrita e calorosa platea, talento da vendere. 

Noi abbiamo incontrato i protagonisti dell’evento e gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Paolo Rubinacci

Elisabetta Frasca e Gianni Vernì
   

Elisabetta Frasca: “L’arte, tutta la mia vita” 

Elisabetta Frasca, classe 1975, artista romana e restauratrice di opere d’arte, lo scorso fine settimana ha esposto le sue incisioni nella chiesa del SS. Salvatore di Piedimonte Matese.

Elisabetta, che significa per te vivere nell’arte e vivere di arte?

L’arte è tutta la mia vita. Il lavoro – che mi impegna di solito quasi tutta la giornata – mi consente una grande libertà di espressione, mi schiude nuove conoscenze ed è continuo stimolo alla curiosità.

Le mie opere marcano fedelmente stati d’animo, fasi della mia vita, incontri, circostanze. Il carattere sperimentale, costante nel mio lavoro, è fondamentale perché mi aiuta a riflettere e a comprendere le differenze rispetto ad altre tecniche già note.

C’è ancora un universo possibile, uno spazio vitale per gli artisti di oggi, soprattutto i più giovani?

Purtroppo molto poco. C’è una profonda influenza della tecnologia sull’arte che certamente ha anche risvolti positivi; però molte tecniche tradizionali stanno scomparendo del tutto. Con l’avvento delle incisioni al laser, i cui prodotti sono venduti a poco prezzo sulle bancarelle per i turisti, anche l’incisione tradizionale è una tecnica a rischio e con essa la sua memoria artigianale.

Di fronte alla “tinte fosche” delle incertezze che ingrigiscono il nostro tempo, qual è lo spirito e l’umore dell’artista?

L’artista, dopotutto, è un ottimista specie se l’ottimismo gli appartiene per indole e per carattere. Dopo aver frequentato il liceo artistico avevo deciso di dedicarmi esclusivamente al lavoro di restauratrice ma poi la mia passione per l’incisione è stata più forte del peso – talvolta opprimente -del dovere ed è venuta fuori con tutta la sua energica irruenza. Per me “volere è potere”, bisogna crederlo sempre.

Il lavoro di un artista nasce da un continuo confronto con la realtà. Con che occhi un artista guarda il mondo contemporaneo?

Bisogna guardare il mondo sempre con speranza.

D’altra parte il lavoro di un artista nasce da una esigenza interiore ma è lo specchio degli umori del mondo, come una cartina tornasole.

Potresti illustrare due-tre opere che hai portato qui a Piedimonte e che hanno per te un particolare significato artistico e affettivo?

Certamente. La prima è L’incubo, un’opera in linoleum, nata da un sogno che feci cui seguì uno schizzo immediato. In questa visione c’è un po’ tutto il mio mondo interiore: ansie, paure, frustrazioni che sono emerse vorticose, quasi spirali ansiose di uscire fuori per fare emergere gli strati sommersi dell’anima. Io infatti rinasco sempre dalle mie ceneri, come l’Araba Fenice: in ogni mio lavoro c’è sempre, anche solo istintivamente, la ricerca di una “via d’uscita”.

Poi?

Un’altra opera che amo molto è Il calzolaio che ricorda il lavoro di mio padre e le mie origini di cui sono fiera. Papà aveva un laboratorio in cui trascorreva quasi tutto il giorno dedicandosi al suo mestiere con impegno e dignità. Da piccola desideravo entrare nel laboratorio di mio padre e avere uno spazio tutto mio. Oggi, con il mio laboratorio, ci sono riuscita.

Infine…

La serie del ciclo Vita – realizzata con la mezzaluna e la puntasecca, una tecnica di incisione diretta – nata quasi per un gioco del caso. Infatti la freschezza e la spontaneità del pensiero artistico producono talvolta risultati sorprendenti e insperati, superiori a quelli meditati troppo a lungo.

Cioè?

In questo caso ho disegnato un paesaggio dopo una passeggiata in un bosco e cominciato a realizzare l’incisione dal vivo senza avere un bozzetto preparatorio. In altri termini, ho cominciato a lavorare la lastra di rame pian piano senza avere un’idea chiara di come sarebbe stata la fase finale.

Che cosa rappresenta?

In 15 micro-pannelli ho rappresentato le varie fasi della vita, con il suo carico di imprevisti e incertezze.

In questo ciclo coincidono solo l’alfa e l’òmega, cioè la nascita e la morte che sono simili e piuttosto regolari. Le sequenze centrali invece differiscono e sono più nebulose perché rappresentano il vissuto tra l’inizio e la fine, diverso e tutt’altro che scontato per ogni essere umano.

Proprio come il lavoro sperimentale che le ha casualmente generate. 

Gianni Vernì: “I graffi di Morandi, espressione della contemporaneità” 

Gianni Vernì, romano e maestro di arte incisoria, ha tenuto una lezione sulle tecniche dell’acquaforte e dell’acquatinta. Soffermandosi sulla storia dell’incisione e sui grandi artisti del passato che l’hanno sperimentata con successo; e presentando contestualmente le sue opere alla mostra di Piedimonte.

Gianni, quali sono secondo te le potenzialità espressive dell’acquaforte, soprattutto nell’arte contemporanea?

L’acquaforte è una tecnica molto materica che si presta bene a qualsiasi tipo di rappresentazione.

Il segreto sta nel riuscire a estrarre dalla lastra più che un’immagine una sensazione.

Successivamente la lastra può essere inchiostrata con colori e in modi diversi.

Potresti spiegarti meglio?

L’incisione è molto simile alla scultura, il nocciolo è la materia. Qualche tempo fa ho incontrato uno scultore che seguiva un corso di acquaforte il cui il maestro cercava di fargli rappresentare sulla lastra quello che egli aveva scolpito con il marmo.

Potresti indicare un artista-incisore del passato particolarmente importante per la storia dell’acquaforte?

Nel passato l’acquaforte veniva utilizzata soprattutto per rappresentare i monumenti.

Un caso classico è stato Giovan Battista Piranesi con le sue numerose vedute di Roma antica.

In esse la visione pittoresca del monumento antico inglobava anche dettagli minuti, come le piante germogliate tra le rovine. Una rappresentazione che, dopotutto, lasciava un margine ridotto alla fantasia dell’artista. Poi, a poco a poco, anche l’acquaforte, come la letteratura, si è trasformata in qualcosa di più personale e soggettivo.

C’è un artista contemporaneo che, secondo te, ha raggiunto “il sublime” nel campo dell’incisione?

Amo molto le incisioni di Giorgio Moranti che hanno per soggetto la Natura morta. Le sue opere sono poco lavorate e se ne indovina molto bene l’essenzialità del tratto al punto che esse sembrano quasi disegni a matita.

Un’essenzialità di grande effetto comunicativo.

Si. Tecnicamente Morandi lavora “a singola morsura” cioè ottiene l’effetto del chiaroscuro immergendo una sola volta la lastra nell’acido, e imprimendo più o meno tratti sulla lastra a seconda che voglia ottenere un risultato più scuro o più chiaro.

Pochi graffi di grande effetto figurativo.

Però…

Nella storia dell’arte, da Dürer al Parmigianino a Goya e Rembrandt: tutti i grandi artisti del passato, esperti di altre tecniche, sono “passati” per l’acquaforte, realizzando grandi capolavori di arte incisoria.

C’è una corrente, un gruppo di artisti d’avanguardia che sta innovando profondamente l’arte incisoria?

Di recente ho visto opere molto belle al Kaus di Urbino, un’associazione che svolge corsi di incisione a livello internazionale. Da lì passano giovani artisti di grande spessore.

E’ di qualche giorno fa la notizia di un sensibile aumento della presenza dei giovani nei musei di arte, non solo contemporanea. Come avvicinare ancora di più il mondo dell’arte a una gioventù immersa profondamente in un contesto ad “alta definizione tecnologica”?

Oggi l’arte dispone di molti strumenti in più rispetto al passato. La stessa tecnologia è un grande alleato dell’arte visuale perchè offre molteplici opportunità di trasformare l’immagine. Inoltre con l’uso di internet è migliorata la fruibilità dell’arte. Persino molte idee di giovani artisti vengono arricchite grazie ai suggerimenti di altri giovani incontrati sul web: così il risultato è corale.

Quali sono i rischi?

In parole povere, oggi molti artisti non sanno disegnare. Bisogna ripartire dall’esercizio del disegno con foglio e matita senza rifiutare poi l’aiuto che la tecnologia è in grado di offrire.

Fino ad arrivare all’arte astratta con un’opera in cui un punto nero galleggia su una tela bianca: Kandinskij ha scritto un libro sul valore simbolico del punto e della linea, quali elementi fondanti dell’arte.

Ma…

Pensa: un punto può essere un’infinità di cose: una sfera, una bolla…Senza perdere per questo la sua natura di punto.

Per te che vivi a Roma, cosa ha significato sotto il profilo umano e professionale questa esperienza di Vivere l’Arte a Piedimonte?

Per me è stata una grande sorpresa. Chi abita oggi in una grande città si imbatte spesso in eventi artefatti e precostituiti dove quasi tutto è finalizzato al guadagno. Nei centri più piccoli si prova ancora gusto nel fare qualcosa “a fondo perduto” e si scopre un’umanità spontanea non mossa da interessi nascosti che invece è molto diffusa nelle grandi città.

In più…

Tutta l’organizzazione di questo primo incontro di Vivere L’Arte è stata gestita da giovani. Gli Assessori comunali presenti in sala erano stati invitati dai giovani e non il contrario, come talvolta accade, magari durante la campagna elettorale.

Quindi…

Per i giovani coinvolti è stata un’ottima occasione di crescita che spesso, paradossalmente, è preclusa ai loro coetanei cittadini, bombardati da molte più offerte ma incapaci di scegliere e formarsi una coscienza critica autonoma.

Per concludere: potresti illustrare un’opera “di valore” per te che hai portato qui a Piedimonte?

I segni della memoria è la più significativa. Qui ho rappresentato il volto di un elefante – il mammifero più grande – visto a distanza ravvicinata. In questo particolare c’è un mondo dove le parti lisce e morbide convivono con quelle ruvide e rugose: un tutto magicamente racchiuso nella stessa lastra.

Perché?

Questo pezzo dell’elefante – che include anche il suo orecchio – rappresenta le nostre memorie, i nostri ricordi. Che, effettivamente, possono essere molto ruvidi e ancora graffianti al tatto del ricordo oppure morbidi e smussati.

Nei segni più morbidi il tempo ha già svolto il suo ruolo balsamico…

Si, ma il segno del loro passaggio resta impresso per sempre.

Infatti l’elefante ha proverbialmente una pelle molto dura ma anche una lunga memoria. 

LiberaMente, l’anno prossimo toccherà alla fotografia 

Pienamente soddisfatto Gianluca Palumbo dell’Associazione Culturale LiberaMente, tra gli organizzatori dell’evento.

Gianluca, potresti tracciare un bilancio di questo primo incontro di Vivere l’Arte?

Il bilancio è estremamente positivo. Infatti l’idea fondante della rassegna è basata sulla condivisione – in nome dell’arte – di esperienze tra artisti e pubblico.

La sinergia tra la varie associazioni culturali presenti sul territorio è stata forte. L’incontro tra persone che dell’arte hanno fatto una passione e un mestiere, il giovane pianista Paolo Rubinacci e gli incisori Gianni Vernì ed Elisabetta Frasca, è stato un valore aggiunto.

Il pubblico ha risposto dimostrando grande interesse sia durante la lezione di arte incisoria tenuta da Gianni Vernì che nel corso del successivo saggio pianistico.

Quando il prossimo incontro?

Con gli stessi ingredienti, speriamo di fare il bis l’anno prossimo per un nuovo scambio di esperienze tra gli artisti e la città di Piedimonte. Intanto la nostra associazione culturale intende realizzare altri eventi spot diffusi lungo il corso dell’anno che svolgano un’azione di sostegno rispetto ai primi

Su che aspetto dell’arte si soffermerà l’evento del prossimo anno?

Probabilmente riguarderà la fotografia e avrà finalità benefiche.

Qual è la scommessa?

Come accaduto finora, tutti gli eventi dovranno essere a ingresso libero e accessibili a tutti.

L’unico rammarico è…

Il numero esiguo dei più giovani che in fondo sono i principali destinatari di questi eventi.

Ed è un peccato: essi avrebbero l’energia e il tempo per migliorare molte cose.

Una parte di responsabilità è anche di noi trentenni…

Si, oggi noi abbiamo difficoltà a comunicare con il mondo dei giovani ad “alta densità tecnologica” ed essi, a loro volta, sono pigri nell’avventurarsi su strade diverse dai sentieri dell’etere percorsi ogni giorno da milioni di loro coetanei.

Cioè?

La rete internet con la sua offerta di informazioni sembra essere la fonte esclusiva per la loro sete di curiosità.

Ma…

La grande potenza dell’arte consiste proprio nella capacità di aprire finestre sulla realtà che ci circonda: anche qui, nei quartieri densi di arte e di storia della nostra città. Perché – come amava ricordare Marcel Proust – “la vera scoperta non è vedere cose nuove ma guardare con occhi nuovi quello che conosciamo da sempre”.

Grazie a tutti e buon lavoro.

Gabriella Riselli

                             

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Vivere l’Arte – 8 e 9 ottobre 2011

L’Associazione LiberaMente è lieta di presentare un nuovo progetto culturale che consiste nell’allestimento di una mostra di arte e di un workshop per spiegarne e illustrarne la tecnica artistica e la sua genesi.

Per la prima edizione verrà allestita una mostra di acqueforti e acquetinte di due artisti romani, Gianni Vernì ed Elisabetta Frasca che illustreranno la tecnica nel workshop che si terrà presso l’Associazione Storica del Medio Volturno partner dell’iniziativa insieme al Comune di Piedimonte Matese.

A seguire un saggio pianistico del giovanissimo pianista Paolo Rubinacci che si esibirà in un concerto “Dalla classica al jazz”.

Vi aspettiamo numerosi!!

Locandina Mostra Acqueforti

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Un’altra serata di grande musica….

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Musica nel Borgo 2011 – 21 Maggio

L’Associazione LiberaMente presenta la V edizione della rassegna “Musica nel Borgo”.

Un lustro, per ogni tipologia di evento culturale, rappresenta sicuramente un importante traguardo ma per Noi questa edizione vuole segnare solo un nuovo inizio.

Resta l’obiettivo di coinvolgere altre comunità, altre associazioni ed altre persone in questo progetto al fine di far divenire “Musica nel Borgo” sempre più un punto di riferimento musicale e non solo nell’area matesina.

Solo in questo modo si può raggiungere l’altro risultato che consiste nella promozione delle bellezze storiche e naturali del nostro territorio.  

Per questi motivi, l’Associazione LiberaMente sta elaborando dei progetti culturali innovativi e multidisciplinari per il massimo coinvolgimento di tutta la comunità. 

Si inizierà il 21 maggio con l’esibizione del Duo Francesco Cafiso e Dino Rubino.

Informazioni e biografie del Duo

 

Man mano che il concerto va avanti, dalla prima all’ultima nota suonata da Francesco Cafiso e Dino Rubino, traspare un feeling profondo.

La creatività, i sentimenti e la follia artistica, scaturiscono inevitabilmente da due anime che parlano la stessa lingua.

Il repertorio del Duo, oltre a composizioni originali, comprende alcuni dei più noti standard del jazz, interpretati in maniera completamente nuova come soltanto i grandi artisti sanno fare.

Cafiso, con la sua voce calda e lirica, disarticola la melodia di brani celeberrimi, costruendo assoli straordinari per originalità e creatività.

Rubino, assicura al collega un vero e proprio tappeto sonoro, creando sulla tastiera del suo pianoforte linee melodiche moderne e di gran classe supportate da una complessa struttura armonica e ritmica, senza però rinunciare a pregevoli assoli.

Ne scaturisce un dialogo di altissimo livello tra due grandi artisti a conferma della vitalità e del prestigio di cui gode oggi il jazz italiano nel mondo.

Biografia: Francesco Cafiso (Vittoria 24 Maggio 1989)

È uno dei talenti più precoci nella storia del jazz.

Già a nove anni muove i primi passi facendo esperienze con musicisti di fama internazionale.

Decisivo per la sua carriera è l’incontro, nel Luglio del 2002, durante il Pescara Jazz Festival con Wynton Marsalis che, stupito dalle sue qualità musicali, lo porta con sé nell’European tour del 2003.

Da allora, Francesco ha suonato nei Jazz Festival e nei Jazz Club più importanti del mondo.

Ha vinto diversi premi importanti tra i quali il Premio Nazionale Massimo Urbani a Urbisaglia, il premio EuroJazz a Lecco, l’International Jazz Festivals Organization Award a New York, la World Saxophone Competition a Londra, il Django d’Or a Roma e molti altri prestigiosi riconoscimenti.

Per migliorare l’inglese, ma soprattutto per fare esperienze di ascolto di nuovi generi e stili musicali, è stato a New Orleans, dove ha suonato con Ellis Marsalis, Jason Marsalis, Thadeus Richard, Bob Franch, Maurice Brown e con molti altri importanti musicisti del luogo ricevendo, contemporaneamente, delle speciali lezioni da Alvin Batiste.

Nel 2004 ha vinto, a Londra, la Third World Saxophone Competition organizzata dalla White Foundation e la BBC Radio 3.

Nel 2005 lo Swing Journal, l’autorevole rivista giapponese di musica jazz, gli ha conferito il New Star Award premio riservato ai talenti stranieri emergenti e subito dopo, si è affermato nel Top Jazz, referendum della rivista italiana Musica Jazz, che lo ha riconosciuto miglior nuovo talento dell’anno.

Ha suonato con grandissimi musicisti quali: Hank Jones, Cedar Walton, Dave Brubeck, Mulgrew Miller, Ronnie Matthews, Jimmy Cobb, Ben Riley, Ray Drummond, Reggie Johnson, Doug Sides, Lewis Nash, James Williams, Joe Lovano, George Mraz, Joe Locke, Adam Nussbaum, Enrico Rava, Gianni Basso, Dado Moroni, Franco D’Andrea, Franco Cerri e moltissimi altri Italiani ed Americani.

In Febbraio del 2006 Francesco ha conseguito il Diploma in Flauto Traverso presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali V. Bellini di Catania.

Dal 2008 è direttore artistico del Vittoria Jazz Festival a Vittoria sua città natale.

Il 19 Gennaio del 2009 ha suonato a Washington DC durante i festeggiamenti in onore del Presidente Barak Obama e del Martin Luther King Jr. day.

Il 17 luglio del 2009, Umbria Jazz lo ha nominato “ambasciatore della musica jazz italiana nel mondo.

Nel 2010 ha conseguito la laurea specialistica di II livello in Jazz presso il Conservatorio Corelli di Messina e, subito dopo, si è esibito in Cina durante il festival “The Best of Italian Jazz” in occasione dell’Expò 2010 a Shanghai.

 http://www.francescocafiso.com/

Biografia Dino Rubino

 

Dino Rubino è, un altro impressionante talento precoce del jazz italiano, che alla tromba alterna il pianoforte. Nel 1994 durante un concerto del grande trombettista Tom Harrell rimase affascinato dalla tromba, e così decide di dedicarsi da autodidatta allo studio di questo strumento e del jazz. Nel 1996, a 15 anni, ha frequentato i seminari di Siena Jazz tenuti da Paolo Fresu ed Enrico Rava. Ammesso al II corso ha vinto una borsa di studio per l’anno successivo. Nel 1997 ha frequentato il III livello dei seminari senesi.

Nel 1998, a soli 17 anni, vince il concorso Nazionale ”Massimo Urbani”.

Enrico Rava, uno che di jazz se ne intende, ha dichiarato: «Tra gli “ancora sconosciuti” mi viene in mente un trombettista siciliano di nome Dino Rubino, che ritengo migliore di tutti noi».

A 20 anni la decisione di mollare la tromba per ricominciare lo studio del pianoforte.

Oggi a 27 anni, Rubino, nel frattempo diplomatosi in pianoforte, da circa un anno ha ripreso a suonare la tromba. «Devo dire che ho capito che entrambi sono indispensabili per esprimere le mie emozioni in musica» ha dichiarato. Non è un caso che i suoi musicisti di riferimento, oggi, come in passato, restano Miles Davis, Chet Baker e Keith Jarrett.

Ha suonato con: Enrico Rava,Gianni Basso, Flavio Boltro, Franco Cerri, Salvatore Bonafede, Rosario Giuliani, Roberto Gatto, Pietro Tonolo, Dado Moroni,Giovanni Amato, Bruce Forman, Valery Ponomarew, Steve Grossman, Eddy Enderson, Lester Bowie etc…

 


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Nel cuore del borgo…nel cuore della musica e dell’arte…

Nel cuore  del  borgo… Nel cuore  della musica  e dell’arte.

Un’edizione di “Musica  nel Borgo”  di particolare suggestione quella svoltasi quest’anno, per la  bellezza  della  location ( il  chiostro di San Domenico ) e  per quella   integrazione  di “racconto”  musicale  e di “riflessi” cromatici messi in  fila, stratificati dalla partecipazione  di  musicisti che ha dilatato lo splendore degli affreschi restaurati di recente e dalla presenza di uno dei massimi esponenti della scuola romana di pittura contemporanea, Michelino Iorizzo e il  suo  mondo sospeso tra  Oriente ed Occidente.

Ancora una  volta  l’impresa  è riuscita all’associazione  culturale  “LiberaMente” che ha realizzato un evento  di grande impatto musicale inoltrandosi nella ricchezza  del  mediterraneo.

Prima serata con Renaud  Garcia Fons  con il suo speciale  contrabbasso ed Antonio  “Kiko” Ruiz con la sua chitarra  “flamenca”.

Ad arricchire  e proseguire  l’evento  a  stratificazione   multidisciplinare (non ci poteva essere un  migliore esempio  di ciò che è e può diventare il complesso monumentale e museale di San Domenico) la suggestione ritmica dei “Manomanouche”, un gruppo che ha  nell’arco  le frecce di un repertorio di arrangiamenti di brani  del  noto chitarrista e compositore  Django  Reinhardt. I “Manomanouche”, formati da Pierre  Steeve Jino Touche, Luca Enipeo, Massimo Pitzianti e Nunzo Barbieri con special guest la brava cantante Sabrina Pallini, sono diventati una realtà di riferimento del Gypsy  jazz.

Un carattere “interdisciplinare” dell’iniziativa impreziosito dalla “galleria” di tele allestite  lungo il percorso espositivo naturale lungo le volte del chiostro settecentesco. Un senso  della comunità e della storia ritrovate, come hanno sottolineato gli organizzatori di “LiberaMente”  facendo  della  cultura  musicale un messaggio di  valorizzazione  anche del territorio. (Michele Martuscelli)

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